L'orario

Nella storia dell’umanità il Sole è stato per migliaia di anni l’unico riferimento per scandire il trascorrere del tempo. Fin dalle epoche più remote l’uomo ha sentito l’esigenza di misurarlo, conoscerlo e gestirlo, ma gli strumenti a disposizione erano pochi e solitamente imprecisi. Il più semplice di questi era la meridiana, che comparve presso gli antichi Egizi e in Cina già nel III millennio a.C. e sfruttava la proiezione di un’ombra su un piano per stabilire la posizione del Sole e, dunque, un orario calcolabile.

L’osservazione della volta celeste, gli studi astronomici e successivamente l’introduzione di nuovi strumenti più moderni, come gli orologi meccanici medievali, hanno consentito di stabilire con maggiore precisione i principali parametri di riferimento.

Ad oggi l’unità di misura convenzionale del tempo è l’ora, suddivisa in 60 minuti, che equivalgono a 3600 secondi. Servono 1440 minuti – cioè 24 ore – per fare un giorno.
Se ciò appare come un concetto piuttosto semplice per la nostra società, è altrettanto vero che per arrivare a queste conclusioni sono serviti millenni di studi e di esperimenti.
Durante la giornata, infatti, la durata della luce solare non è uguale in tutte le stagioni e solo un’attenta osservazione degli astri ha permesso di capire alcuni concetti alla base del tempo, che è per certi versi contemporaneamente ciclico e lineare. Non vogliamo però scomodare anche la filosofia, per cui ci limiteremo a definire alcuni elementi significativi relativamente all’orario.

 

Formato dell’ora

La convenzione, ovvero la scelta condivisa e accettata di determinati criteri, stabilisce che l’orario si esprima mediante la suddivisione in ore, minuti e secondi.
Le norme internazionali prevedono che il formato dell’ora indichi i tre elementi seguendo lo schema hh (ore): mm (minuti): ss (secondi), anche se esistono leggere variazioni a seconda dei Paesi e delle diverse situazioni. L’utilizzo di orologi a lancetta o di orologi elettronici, ad esempio, può cambiare il feedback che ne ha l’utente, come può essere la scala basata sulle 24 ore (“sono le 23:30”) o quella sulle 12 ore (“sono le 11:30”). Per evitare ambiguità, in quest’ultimo caso, è adottata anche la dicitura AM/PM (ante meridiem/post meridiem, ovvero “prima/dopo il mezzogiorno”).

 

L'Ora esatta in Italia: Istituto Galileo Ferraris

Chi stabilisce quale sia l’ora esatta in Italia? Nel nostro Paese è l’I.N.RI.M. (Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica), che si trova a Torino e fa parte del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
L’istituzione ha visto la luce nel 2006 per effetto della fusione dell’Istituto di Metrologia “Gustavo Colonnetti” del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Istituto Elettrotecnico Nazionale “Galileo Ferraris”. Quest’ultimo, in particolare, era famoso perché forniva alla RAI il mitico segnale orario ufficiale, trasmesso per decenni dalla tv e dalla radio con i caratteristici “bip” e una voce fuoricampo che annunciava l’ora esatta.

 

Il segnale orario RAI

Il segnale orario ha accompagnato generazioni di italiani, che vedevano e ascoltavano l’ora esatta sui canali e sulle frequenze della Rai. Seppure ormai in disuso sulla TV, si tratta di un servizio radiotelevisivo il cui scopo è quello di informare il pubblico sull’ora esatta in Italia.

I primi segnali orari risalgono al 1945, ma è nel 1979 che nacque ufficialmente il Segnale orario Rai Codificato (SRC). Generato e inviato dall’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica, è stato trasmesso dalle reti pubbliche fino al 31 dicembre 2016, quando ormai l’avvento delle trasmissioni digitali aveva posto il problema della precisione temporale: l’attuale tecnologia digitale televisiva, infatti, può portare a ritardi di alcuni secondi, rendendo così impreciso l’annuncio dell’orario.
Il vecchio segnale che eravamo abituati a vedere in TV consisteva in una schermata nella quale si vedevano le lancette dell’orologio spostarsi secondo l’abituale trascorrere dei secondi, a cui seguiva l’annuncio vocale dell’ora esatta anticipato dal caratteristico trillo. Era spesso utilizzato come riempitivo tra una trasmissione e l’altra o in caso di problemi tecnici.

Sebbene abbia di fatto concluso la propria esperienza televisiva, il segnale orario continua oggi ad andare in onda sulle trasmissioni radio, ma è autoprodotto dagli studi Rai di Roma, che non possono però garantire l’accuratezza dei dati forniti dall’orologio atomico dell’I.N.Ri.M.