Il Natale e il suo significato nella tradizione cristiana

il 25 dicembre è un giorno fondamentale per la religione cristiana, poiché si celebra la nascita di Gesù, ovvero la discesa sulla terra del Figlio di Dio, il Redentore e Messia oggetto di tante profezie.

La storia della sua nascita è narrata nei Vangeli secondo Luca e Matteo che, partendo dall'Annunciazione del concepimento a Maria, arrivano fino alla nascita vera e propria a Betlemme. Giuseppe si stava recando insieme alla giovane sposa Maria, incinta, al censimento richiesto dal re Erode, ma non riuscirono a trovare nessun altro rifugio per la notte.

Maria quindi dovette partorire in una stalla, e la prima culla di Gesù fu un pagliericcio improvvisato. Famosa nella tradizione è rimasta l'immagine del bue e dell'asino, che con il loro fiato scaldano l'ambiente dove il piccolo è venuto alla luce.

Altrettanto nota la storia della stella cometa, che si posò sulla capanna indicando la via a coloro che andavano ad onorare il Figlio di Dio. Tra di essi spiccano le figure dei re magi, venuti dall'Oriente a cercare il Messia per portare i loro doni.

Durante il viaggio incontrarono il re Erode, il quale, turbato dalla profezia che indicava nel neonato un Re superiore ad ogni altro, invia i Magi a Betlemme per avere informazioni su questo avvenimento. In seguito poi lo stesso Erode ordinò di uccidere tutti i bambini di Betlemme al di sotto dei due anni (la cosiddetta "strage degli innocenti"), per essere sicuro di eliminare quello che riteneva un potenziale concorrente.

Giuseppe
fu avvertito in sogno da un angelo del pericolo, e per salvare Gesù si rifugiò a Nazareth, in Galilea.
 

Il 25 dicembre nella tradizione ebraica

La festa della Natività coincide in parte con altre tradizioni più antiche, a cui si è sovrapposta con l'avvento del cristianesimo.

Spesso si confonde erroneamente la festa ebraica di Hannukkah con un "Natale ebraico", sia per la corrispondenza di tradizioni e modalità di festeggiamento, sia perché le due celebrazioni cadono in periodi simili. In realtà la festa di Hannukkah ha significati ed origini estremamente diversi, e la contemporaneità annuale dei due festeggiamenti è più dovuta al caso che ad una sovrapposizione di significati.

L'Hannukkah infatti ricorda la consacrazione del Secondo Tempio di Gerusalemme, avvenuta nel II secolo a.C., dopo una lunga occupazione ellenica che aveva tentato di annientare la fede ebraica. Sebbene quindi il 25 dicembre sia celebrato in entrambe le religioni, le motivazioni sottostanti sono così diverse che difficilmente la tradizione cattolica della Natività può essere in qualche modo una traslazione di quella ebraica di Hannukkah.
 

Tradizioni antiche e pagane: il Dies Solis

Originariamente, la chiesa cattolica festeggiava la nascita di Gesù il 6 gennaio, come ancor oggi fanno le chiese ortodosse orientali e slave. Solo intorno alla metà del IV secolo la data è stata spostata al 25 dicembre. Anticamente infatti in questo giorno cadevano le celebrazioni per il Dies Natalis Solis Invictis, ovvero una tradizione pagana che onorava il Sole Invincibile.

Lo scopo della sovrapposizione della nuova festa cristiana era quello di adombrare ed eliminare il culto del sole, ancora molto presente nelle comunità pagane nonostante la diffusione e l'ufficializzazione del cristianesimo. Il periodo decembrino infatti contemplava moltissime celebrazioni di origine antichissima e profondamente legate al vissuto rurale e contadino della popolazione: ricordiamo ad esempio i Saturnalia romani, ed il solstizio d'inverno, che come ogni avvenimento legato al passare delle stagioni era celebrato come una divinità.

A questo proposito è bene ricordare come in occasione del solstizio d'inverno fossero da sempre moltissime le ricorrenze, comuni nella maggior parte del mondo: la nascita di Dionisio per i Greci, quella del Dio-sole Mitra per i persiani... Insomma: ben prima della venuta di Cristo la data attualmente considerata come sua nascita era densa di significato per le popolazioni di ogni credo.

Istituzione del Natale cristiano

Festeggiare la ricorrenza della nascita di Gesù ha molteplici significati. Non solo si celebra la divinità di Cristo, ma anche il suo essersi fatto uomo, perciò si ricorda il suo compleanno. Anche se il consumismo e la tradizione fanno spesso apparire il Natale come la principale festa cristiana, questo primato spetta - religiosamente parlando - alla Pasqua, cioè alla memoria della morte e resurrezione di Gesù. Durante i primi secoli della chiesa, la natività era celebrata in date anche molto diverse a seconda dei luoghi: in oriente ad esempio era spesso collocata nei mesi primaverili. Il primo abbozzo di quello che diventerà poi il calendario liturgico risale al 336: è in questo testo, la "Depositio Martyrum", che per la prima volta si specifica come il Natale sia celebrato a Roma proprio il 25 dicembre.
 

Simbologia del Natale

Moltissimi sono gli emblemi ed i simboli del Natale, ormai universalmente riconosciuti e la cui vista ci fa immediatamente pensare a quel periodo dell'anno. Alcuni di essi hanno origine nelle più antiche tradizioni, mentre altri sono frutto della deriva consumistica di questa celebrazione. Vediamo le origini dei più conosciuti.
 

Il Presepe

Il Presepe altro non è che la rappresentazione in miniatura della scena della natività di Gesù. Gli elementi fondamentali che lo compongono sono la Sacra Famiglia, a cui in genere si aggiungono il bue e l'asino, oltre alla stella cometa posata sul tetto della capanna. Ogni presepe poi può essere arricchito di personaggi e particolari, sino a diventare una vera e propria opera d'arte. La tradizione vuole che il presepe sia costruito all'inizio del periodo dell'avvento, per poi essere completato dalla deposizione di Gesù Bambino nella paglia la notte tra 24 e 25 dicembre.

Bisognerà invece aspettare il 6 gennaio per inserire le figure dei re magi, in occasione dell'Epifania, l'ultima celebrazione natalizia. Il primo presepe è attribuito a San Francesco d'Assisi, che nel 1223 organizzò la rappresentazione del primo presepe vivente a Greccio, una piccola località umbra.

Bisogna aspettare qualche secolo (1600 - 1700) perché la diffusione di questa tradizione porti all'inserimento di statue raffiguranti personaggi della vita quotidiana (pastori, mercanti, donne, animali ecc), ed il successo di questa forma di rappresentazione raggiunse il suo apice intorno al 1800, con la massima diffusione popolare dei presepi. Attualmente vige ancora l'usanza in molte famiglie della costruzione del presepe, che viene fatta da adulti e bambini insieme e costituisce un'occasione di rinsaldare i legami familiari in un periodo di vacanze e atmosfera festiva.

Sono poi ancora moltissime le forme di vera e propria arte che hanno come protagonista il presepe: dai presepi viventi, a quelli meccanici, in ogni città è possibile trovare mostre e manifestazioni che celebrano non solo il Natale, ma anche la maestria di coloro che si dedicano a costruire rappresentazioni incredibilmente particolareggiate.
 

Il vischio

L'usanza di utilizzare il vischio nel periodo natalizio riprende una antica leggenda nordica. I vichinghi infatti attribuivano a questa pianta poteri soprannaturali, dovuti al suo essere una pianta aerea: essa infatti si sviluppa sul tronco di altri alberi, senza toccare terra.

Era strettamente legata al culto di Freya, dea dell'amore, ed è per questo che ci si bacia sotto al vischio. Questa usanza nordica si è diffusa attraverso i paesi anglosassoni in tutta Europa, entrando a far parte del corpus di usanze del periodo natalizio che tutti conosciamo ma sulle quali pochi si fanno domande.
 

Il colore rosso

Il colore rosso simboleggia da sempre elementi quali vitalità, sangue, ma anche regalità e passione. Basti pensare al sangue, spesso protagonista dei sacrifici in onore di diverse divinità in ogni tempo e latitudine del mondo. Allo stesso modo, il mantello e le vesti dei sovrani sono generalmente rappresentati color rosso.

Quale colore migliore quindi per celebrare la nascita del Re dei Re, e la vita nuova che la sua venuta comporta per tutta l'umanità?
 

L'albero di Natale

La tradizione dell'albero di Natale ha origini antiche. Da sempre l'albero è considerato il simbolo della vita, e questa sua caratteristica lo ha portato nel corso del tempo ad essere protagonista di diverse celebrazioni in diveri culti.

Quello che ora tutti conosciamo come Albero di Natale è nato probabilmente nell'Europa dell'Est, anche se non è possibile stabilire con certezza quale sia stato il primo.

Le due maggiori contendenti di questo primato sono le città di Tallin (Estonia) e di Riga (Lettonia). Risale al 1440 l'erezione di un grande albero addobbato nella piazza di Tallinn, attorno al quale si aprirono le danze per giovani uomini e donne alla ricerca dell'anima gemella. Questa tradizione fu poi ripresa dalla Germania, e da lì si diffuse capillarmente nel resto d'Europa.

A Riga invece una targa apposita sostiene che proprio lì sia stato innalzato e decorato il primo albero di Natale, nel 1500. La tradizione di decorare rami o interi alberi comunque era presente anche in precedenza in Germania, con la festa medievale del "Adam und Eva Spiele", durante la quale si utilizzavano alberi da frutto. L'albero da frutto è inoltre simbolo del melo del Paradiso Terrestre e quindi dell'inizio dell'umanità, così come l'abete utilizzato comunemente come albero di Natale è da sempre considerato simbolo di vita e di buona fortuna per il suo essere sempreverde.
 

Babbo Natale

Protagonista indiscusso del 25 dicembre è Babbo Natale: il "nonno" di tutti i bambini, che la notte di Natale si sposta su una slitta tirata da renne con il suo abito rosso, portando doni ai più piccoli. Il personaggio di Babbo Natale risale in realtà a San Nicola, vescovo di Myra in Turchia, considerato il protettore dei bambini per aver salvato e resuscitato cinque fanciulli rapiti ed uccisi da un malvagio oste.

Il nome San Nicola, in olandese Sinterklass, sarebbe poi stato trasformato nell'attuale corrispettivo inglese Santa Claus. A San Nicola si deve una rappresentazione di Babbo Natale in abiti vescovili. Ancor prima di lui però, il folklore nordico voleva che a fine dicembre i bambini lasciassero i loro stivali pieni di frutta a disposizione del dio Odino, che si recava a caccia con altri dei. In cambio delle provvigioni, Odino avrebbe lasciato doni e dolciumi ai bambini.

L'immagine odierna del signore anziano, grassoccio e di aspetto bonario risale invece alla raffigurazione dello "Spirito del Natale presente", elemento positivo nel notissimo racconto "Canto di Natale" di Charles Dickens.

Spesso si attribuisce l'immagine contemporanea di Babbo Natale ad una trovata pubblicitaria di una nota azienda di bevande, tuttavia, sebbene indubbiamente ci sia una connessione tra il successo mondiale del prodotto e della figura natalizia da esso sponsorizzata, la raffigurazione dell'uomo barbuto vestito di rosso era già stata utilizzata in precedenza. 
 

Come si festeggia il Natale in Italia

In Italia la tradizione del Natale è particolarmente sentita, e prosegue anche in contesti non strettamente religiosi. Nei giorni precedenti si addobba l'albero di Natale, e si prepara il presepe. Tradizionale è certamente il cenone della Vigilia, cioè della sera del 24 dicembre. Le famiglie allargate si riuniscono per un pasto che vede unite diverse generazioni, e per molti questa è l'unica occasione dell'anno in cui si sta insieme a parenti lontani o poco frequentati.

A seconda delle regioni poi il menu prevede portate diverse, possono prevalere carne o pesce, ma in ogni caso si tratta di un pasto abbondante e all'insegna della convivialità. Non possono mancare ovviamente i dolci, ed anche qui ogni territorio ha le sue specialità. Dappertutto sono diffusi pandoro e panettone, nelle loro infinite varianti.

Altra tradizione è quella di scambiarsi i regali, e non è raro che alla mezzanotte uno zio o un nonno si travesta da Babbo Natale e bussi alla porta per sorprendere e stupire i bambini. La tradizione del Presepe è ancora piuttosto viva in Italia, ed è proprio la notte del 24 che si aggiunge alla composizione la figurina di Gesù Bambino.

Per i cattolici praticanti poi la Messa di mezzanotte è un appuntamento irrinunciabile, oltre che certamente una funzione suggestiva e particolarmente sentita, spesso accompagnata da canti speciali e più lunga di una normale funzione domenicale.  
 

Natale nel mondo: cibi e tradizioni

Il Natale è celebrato in maniere diverse in ogni Paese, e spesso la globalizzazione ed il consumismo hanno fatto sì che questa festa prendesse piede anche in luoghi non di tradizione cattolica.

Le origini spirituali e religiose della festa sono quindi spesso dimenticate in favore di una celebrazione universale a suon di luci, colori, scambio di regali, cene in famiglia e cibi tipici. In Italia sono diffusi dappertutto i dolci tipici (torrone, pandoro e panettone), che vantano ormai innumerevoli variabili per accontentare ogni palato.

Per quanto riguarda le pietanze invece si ha una grande differenziazione regionale: se in Trentino si mangiano i canederli, in Emilia non possono mancare i tortellini, nelle Marche i vincisgrassi, il capitone in Abruzzo, panzerotti e baccalà in Puglia. La frutta secca la fa da padrone nei dolci tipici di tutta Europa (Stollen tedesco, Cozonac ungherese ecc), mentre il torrone, originario della Spagna, è ormai diffuso dappertutto sia nella variante morbida che in quella dura.

Pietanza tipica del periodo natalizio è il tacchino negli USA e nei paesi anglosassoni in genere, sostituito invece dall'anatra in Austria e Danimarca. In Portogallo è più diffuso il pesce, in particolare il baccalà. In Nord Europa la cannella e lo zenzero sono ingredienti fondamentali dei biscotti, mentre in Polonia i protagonisti della vigilia sono i bigos: crauti con funghi e prugne.
 

Curiosità sul Natale

  • La cena di Natale polacca è tradizionalmente composta da dodici portate, che ricordano i dodici apostoli. E' inoltre usanza lasciare un posto vuoto per l'ospite dell'ultimo momento.
  • In Austria accanto a San Nicola esiste la figura di Krampus: un demone cattivo, antagonista di San Nicola, che spaventa i bambini.
  • In Giappone negli ultimi anni si sta diffondendo l'usanza di festeggiare il natale con una cena familiare a base di.. KFC!
  • L'albero di Natale che campeggia sulla londinese Trafalgar Square viene donato annualmente dagli abitanti di Oslo, come segno di riconoscenza per l'aiuto inglese durante la Seconda Guerra Mondiale
  • Il Babbo Natale olandese, Sinterklaas, non viene dalla Lapponia ma dalla Spagna
  • La Statua della Libertà è un regalo di Natale, fatto dai francesi agli USA a fine 1800


Avvento: significato e quando si festeggia

Il periodo dell'Avvento è quello che precede il Natale, e serve a preparare le celebrazioni per la nascita di Gesù. Letteralmente la parola Avvento significa "venuta", ed è proprio un tempo di attesa della venuta di Cristo, sceso in terra e fattosi uomo per la salvezza di tutta l'umanità. Nelle chiese occidentali (cattolica, luterana, anglicana) dura quattro settimane, e comprende le quattro domeniche precedenti il Natale. Ad ogni domenica corrisponde un diverso inno e specifiche preghiere, e segna l'inizio del nuovo anno liturgico. Si tratta quindi di un periodo carico di significati per la comunità dei fedeli. Tra i riti occidentali, il rito ambrosiano è leggermente diverso poiché considera sei le domeniche avventizie, e comincia quindi due settimane prima rispetto al rito romano. Nelle chiese orientali l'Avvento è considerato come una specie di quaresima invernale, e costituisce un periodo di penitenza e preghiera.

Le domeniche d'Avvento

Nel rito romano le domeniche d'Avvento sono quattro, e sono le quattro domeniche che precedono il Natale. Ogni domenica prevede una specifica celebrazione durante la Messa, ed il nome delle quattro domeniche è preso proprio dall'antifona alla celebrazione corrispondente.

  • Prima domenica: Ad te levavi ("A te elevo", dal Salmo 25)
  • Seconda domenica: Populus Sion ("Popolo di Sio"», da Isaia)
  • Terza domenica: Gaudete ("Rallegratevi", dai Filippesi)
  • Quarta domenica: Rorate ("Stillate", da Isaia)

Anche i paramenti del sacerdote officiante cambiano nel corso dell'Avvento: la prima e la seconda domenica sono di colore rosso, la terza domenica è possibile utilizzare il rosa, mentre l'ultima domenica sono bianchi, in segno di purificazione e preparazione alla venuta di Cristo. Le figure di riferimento di questo tempo liturgico sono: Isaia (poiché la venuta di Gesù fu annunciata dai profeti), Giovanni Battista (precursore di Cristo) e Maria, sua madre. 
 

Il Calendario dell'Avvento: cos'è e origini storiche

Il Calendario dell'Avvento è un vero e proprio calendario, limitato al conteggio dei giorni precedenti il Natale. Se inizialmente corrispondeva esattamente al calendario liturgico delle quattro domeniche, la diffusione della tradizione ne mutò leggermente il significato. Nella Germania del 1908 infatti l'editore Gerhard Lang mise in commercio il primo calendario come lo conosciamo oggi. Per comodità il calendario di Lang iniziava il 1 dicembre, accompagnando con un disegno ogni gioranta fino al 25. In seguito ai disegni vennero aggiunte le finestrelle, da aprire giorno per giorno. Attualmente le versioni in commercio prevedono spesso la presenza di un dolcetto o un cioccolatino in ogni finestrella, per "addolcire" l'attesa. Come molte altre tradizioni religiose, anche quella dell'Avvento ha subito l'influenza del consumismo, ed è facile trovare calendari dell'Avvento il cui aspetto e disegni sono più vicini ai cartoni animati di successo che al significato religioso di questo periodo liturgico.
 

La corona dell'Avvento

Sempre in Germania nacque la tradizione della Corona dell'Avvento. La sua creazione risale alla fine del 1800, ed aveva in teoria lo scopo di aiutare un'organizzazione religiosa a sostenere i ragazzi poveri che costruivano questi manufatti. Si trattava di una corona di sempreverdi (da sempre piante tipiche del periodo natalizio), sulla quale venivano poste delle candele, che i ragazzi non abbienti potevano costruire e vendere porta a porta per raccogliere donazioni. La tradizione si è assestata sulla presenza di quattro candele sulla corona, tre di colore rosso/viola ed una rosa. Ad ogni candela corrisponde una delle domeniche d'Avvento, e la loro progressiva accensione "segna" la fine dell'attesa e l'avvicinarsi del traguardo della venuta di Gesù.

 

Countdown: quanti giorni mancano a Natale 2020?

A Natale mancano -135 giorni, che vi ricordiamo si festeggia il 25 Dicembre 2020