Questo è un anno bisestile?

Anzitutto il 2019 non è un anno bisestile!

 

Cos’è l’anno bisestile?

L’anno bisestile è un anno che, sul calendario, ha la durata di 366 giorni. Si tratta di un’eccezione, anche se abbastanza frequente, rispetto alla durata considerata standard dell’anno civile, ovvero i canonici 365 giorni.

Sappiamo però che l’anno solare, ovvero il tempo che la Terra impiega per compiere un giro completo attorno al Sole, è di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi, più qualche frazione di secondo.
Anno dopo anno, se non considerato, accumulandosi questo scarto produrrebbe inevitabilmente lo slittamento delle stagioni.
Per evitare ciò, il calendario gregoriano, introdotto nel 1582 e attualmente in uso nella maggior parte dei Paesi del mondo, ha istituito, ogni quattro anni, l’aggiunta di un giorno al mese di febbraio che compensi la differenza. Così, agli anni “classici” si avvicendano gli anni bisestili della durata di 366 giorni, nei quali febbraio conta 29 giorni.

Questo stratagemma non elimina però del tutto lo scarto, poiché rimangono circa 11 minuti e 14 secondi in eccesso che inevitabilmente continuano a sommarsi e a provocare un’asincronia. Così, il calendario gregoriano ha deciso di eliminare tre anni bisestili ogni 400 anni: nello specifico ciò avviene eliminandolo negli anni secolari il cui numero non è divisibile per 400.

 

 

Chi introdusse l'anno bisestile nel calendario e quando fu la prima volta?

Fu Giulio Cesare nel 46 a. C., su consiglio dell’astronomo egiziano Sosigen, a introdurre il calendario giuliano e, con esso, l’anno bisestile. Con il precedente calendario romano, gli antichi contavano i giorni prendendo come riferimento le Calendae (il primo giorno del mese) e le Idi (il tredicesimo o il quindicesimo giorno del mese, a seconda dei casi). Così, con l’introduzione del nuovo sistema, in occasione degli anni bisestili essi aggiungevano il trecentosessantaseiesimo giorno immediatamente dopo il 24 febbraio, che allora era chiamato sexto die ante Calendas Martias, ossia il sesto giorno prima delle Calende di Marzo.

 

Perché si chiama anno bisestile?

Il giorno che veniva aggiunto dopo il 24 febbraio era dunque il bis sexto die, ovvero il “secondo sesto giorno prima delle Calende di Marzo”, dalla cui italianizzazione deriva il nome attuale.

 

Come si calcolano gli anni bisestili?

Una prima definizione ci direbbe che qualsiasi anno divisibile per 4 è un anno bisestile. Ad esempio il 1992 e il 1996, così come il 2016 e il 2020, sono anni bisestili, perché questi numeri sono multipli di 4. Lo stesso vale per il 2000, considerato un anno secolare, cioè quello che chiude un secolo (e contemporaneamente ne apre uno nuovo). Abbiamo però detto che il calendario gregoriano elimina l’anno bisestile nell’anno secolare quando questo non è divisibile per 400. Avremo dunque che il 1600, il 2000 e il 2400 sono anni bisestili, mentre il 1900, il 2100, 2200 e il 2300 non lo sono.

 

 

Nascere in un anno bisestile

Tralasciando le tradizioni e i proverbi popolari che descrivono gli anni bisestili come sfortunati e portatori di sventure – da cui il detto “Anno bisesto, anno funesto” – in realtà nascere in un anno bisestile non ha niente di diverso dall’essere nati in una qualsiasi altra annata. L’unica particolarità, peraltro solo dal punto di vista della curiosità, è attribuibile a chi nasce il 29 febbraio. A livello legale non cambia nulla, per cui il calcolo dell’età è identica a quella di tutti gli altri. Se una volta ogni quattro anni si può festeggiare nel giorno esatto della propria nascita, negli anni non bisestili la nuova età non si è ancora compiuta il 28 febbraio, ma si sarà già compiuta il 1° marzo.

 

Scopri se sei nato in un anno bisestile, gli anni bisestili dal 1900 a oggi

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Precedente anno bisestile

L’ultimo anno bisestile è stato il 2016.

 

Prossimo anno bisestile

Il prossimo anno bisestile sarà il 2020.

 

 

Curiosità sul 30 febbraio

Il 30 febbraio - È noto come il mese di febbraio abbia solitamente 28 giorni, con l’eccezione dei 29 giorni durante gli anni bisestili.
Non tutti sanno, però, che nel corso della Storia si sono verificati anche alcuni casi in cui febbraio ha avuto 30 giorni.

Il 30 febbraio all’epoca Romana - Non si hanno conferme documentate sull’ipotesi dello scienziato Giovanni Sacrobosco, vissuto tra il XII e il XIII secolo, il quale sosteneva che nell’antica Roma l’Imperatore Augusto avesse sottratto un giorno al mese di febbraio, che quindi poteva avere 30 giorni, per aggiungerlo ad agosto, mese che prende il nome proprio dall’Imperatore.

Il 30 febbraio in Svezia - Si sa però con certezza di un caso svedese nel XVIII secolo, che affonda a sua volta le proprie radici in una spinosa questione precedente.
Quando nel 1582 papa Gregorio XIII tentò di imporre la riforma del calendario, i protestanti rifiutarono di adottarla, vivendo per oltre un secolo con un leggero scarto temporale, sulla carta, rispetto ai cattolici.
Solo nel 1699 l'Impero svedese decise di passare dal calendario giuliano al calendario gregoriano. Nel fare questo, occorreva però colmare la differenza di 10 giorni tra i due sistemi: l’idea prevedeva di eliminare gli anni bisestili nell’arco dei successivi quarant’anni, cioè dal 1700 al 1740.

Il 29 febbraio 1700 venne effettivamente soppresso, ma ci si dimenticò di applicare la norma nelle seguenti occasioni. La confusione generata fece sì che si optasse per ritornare al precedente modello e, per recuperare il giorno “perduto” nel 1700, si decretò che nel 1712 (bisestile) venisse aggiunto un ulteriore giorno: così, in quell’occasione, si ebbe un 30 febbraio.
Il definitivo passaggio al calendario gregoriano avvenne per la Svezia e il suo Impero solo nel 1753, adeguando le date una volta per tutte e applicando un salto dal 18 al 28 febbraio di quell’anno.

Il 30 febbraio nell’U.R.S.S. - Un caso più recente è avvenuto in Unione Sovietica nella prima metà del XX secolo:  con la vittoria della Rivoluzione del 1917, l’allora primo ministro Lenin decise di passare dal calendario giuliano a quello gregoriano, correggendo rapidamente lo scarto con l’eliminazione dei giorni dall’1 al 13 febbraio 1918.
Successivamente, nel 1929, fu introdotta una nuova versione del calendario rivoluzionario sovietico che prevedeva, tra le altre cose, mesi di 30 giorni e i rimanenti cinque (o sei, nel caso degli anni bisestili) considerati festività senza mese.
Fu inoltre istituita una settimana di cinque giorni – con la rotazione del riposo per i lavoratori – e la soppressione della domenica cristiana.
Così si ebbero nella storia un 30 febbraio nel 1930 e nel 1931; già nel 1932, però, i mesi tornarono ad avere la solita durata e, nel 1940, anche la settimana sovietica fu riportata ai classici sette giorni.

 

 

Giornate più lunghe e più corte di un secondo

Il rispetto dell’aggiunta del giorno in più negli anni bisestili, così come l’adozione della norma solo una volta ogni 400 anni nel caso degli anni secolari (1600, 2000, 2400), è oggi il frutto di accordi internazionali volti a garantire un’uniformità mondiale la quale, tuttavia, non fornisce una precisione assoluta nella misurazione del tempo.

Esistono infatti anche altri accorgimenti standardizzati. Tra questi c’è il Tempo Coordinato Universale (UTC), ovvero il fuso orario di riferimento a partire dal quale si calcolano tutti i fusi orari nel mondo, che ha sostituito dal 1972 il vecchio Greenwich Meridian Time (GMT).
La minima differenza tra i due modelli (si parla di piccole frazioni di secondo), si compensa in alcune date prestabilite – solitamente il 30 giugno e/o il 31 dicembre, annunciate con sei mesi d’anticipo – aggiungendo o togliendo un secondo a quella specifica giornata, che potrà quindi durare 23 ore, 59 minuti e 59 secondi, oppure 24 ore e 1 secondo.
Ad oggi, il caso più recente di applicazione a livello mondiale – Italia compresa – del cosiddetto “secondo intercalare” (leap second, in inglese) è quello del 31 dicembre 2016, più lungo di un secondo rispetto agli altri giorni del calendario.

 

 

Detti popolari e proverbi sull'anno bisestile

  • Anno bisesto, anno funesto.
  • Anno che bisesta non si sposa e non s'innesta.
  • Anno bisesto tutte le cose van di traverso.